La chimera del six pack

Tra le richieste più gettonate dei frequentatori di un fitness club, il raggiungimento di un addominale scolpito, il famoso six pack, è senza dubbio tra le più ricorrenti.

Ma una domanda sorge spontanea: tutti possono ottenere la famosa tartaruga? Non proprio; ora mi spiego.

Innanzitutto darei un consiglio agli operatori del settore di non vendere fumo negli occhi; non esistono segreti, pillole magiche, allenamenti innovativi che possono trasformare un asino in un cavallo.

Esiste invece sacrificio, forza di volontà, cura, dedizione e soprattutto porsi degli obiettivi raggiungibili in base alle proprie caratteristiche, porsi dei limiti ed imparare ad accettarsi.

Dopo questa premessa è essenziale comprendere che tutti noi possediamo, fin dalla nascita, un patrimonio genetico unico, irripetibile, senza uguali.

Questa verità naturalmente condiziona tutta la programmazione ed il risultato stesso.

Avere una pelle sottile o spessa, una più alta percentuale di grasso o meno, un maggior o minor numero di fibre, avere un retto addominale più simmetrico, più corto, più lungo, inserzioni muscolari più o meno profonde, ovvio che fa la sua differenza.

E’ evidente che due atleti che eseguono uno stesso programma di allenamento e alimentazione non otterranno mai lo stesso risultato.

Con questo non voglio scoraggiare i tanti che partono da una base meno favorevole, ma unicamente informare che non tutti possono ottenere un addominale visibile soltanto con qualche corsetta e una dieta di 15 giorni.

Sfortunatamente il ventre rispetto ad altre zone del corpo risente maggiormente di una condotta di vita sregolata, di poco movimento, con una conseguente ipotonia muscolare ed accumulo di grasso in quella zona.

E’ necessario un programma di allenamento mirato e personalizzato supportato da una piano alimentare attento e rigoroso.

Utile in tal senso prevedere l’inserimento sia di attività aerobica a frequenza cardiaca costante, sia di circuiti interval training ad intensità crescente, per favorire un aumento del metabolismo e di conseguenza una diminuzione della percentuale di adipe e naturalmente attuare una piano alimentare ipocalorico con una netta riduzione di carboidrati ad alto indiceglicemico.

Tolti i “pochissimi” baciati dalla genetica, per tutti gli altri è valido il motto “no pain, no gain”, “nessuna fatica , nessun risultato”.